venerdì 22 gennaio 2010

Citroen BX

.Introduzione
Al salone di
Parigi del 1982 Citroën presenta la BX,[1] disegnata da Marcello Gandini[1] e destinata a sostituire la GS nel segmento medio di produzione della casa francese. Come l’auto che l’ha preceduta è dotata delle caratteristiche sospensioni idropneumatiche autolivellanti, di quattro freni a disco, trazione anteriore e corpo vettura a due volumi disegnato dalla Bertone e derivato dalla concept car "Tundra" che la stessa carrozzeria torinese aveva realizzato per la Volvo nel 1979.
Alcune parti esterne, come l’ampio portellone posteriore, i montanti laterali posteriori ed il
cofano anteriore (questo solo su alcune versioni), sono realizzate in vetroresina per contenere il peso e garantire un baricentro più basso; insieme al coefficiente di penetrazione aerodinamica (Cx) pari a 0,34 si dimostra come gli studi siano volti a cercare il minimo consumo di carburante. La produzione si articola in due serie comprendenti versioni berlina, break (familiare) e varianti sportive, con motorizzazioni benzina e diesel: la prima (Serie 1) va dalla presentazione, 1982, fino a giugno 1986, la seconda (Serie 2) da luglio 1986 fino a dicembre 1993 per le berline e fino al 1994 per le break dopo un totale di 2.316.134 esemplari. Le ultime berline sono state vendute nel 1994, le break nel 1996; a dieci anni di distanza, nel 2006, finisce l’obbligo legale della casa di fornire pezzi di ricambio.
La prima serie
Al momento della commercializzazione la BX viene proposta con carrozzeria berlina due volumi cinque porte: la gamma è composta da un totale di cinque versioni articolate su due diversi propulsori con alimentazione a
carburatore. Il motore da 1360 cc. serie XY (già montato sulla Peugeot 104) con 62 CV equipaggia la versione base, la potenza massima sale a 72 CV per gli allestimenti 14 E e 14 RE; il 1580 cc serie XU con 90 CV equipaggia le 16 RS e 16 TRS, quest’ultima per il momento al top di gamma, equipaggiabile con l’aria condizionata. Esteriormente gli esemplari di prima serie sono riconoscibili per gli indicatori di direzione anteriori color arancio alti circa la metà dei gruppi ottici anteriori, per i ripetitori laterali tondi, per gli specchi retrovisori con snodo a sfera e per i copricerchi con settori di colore nero. Interiormente, secondo l’affermata tradizione innovativa Citroën, si ha un posto guida con quadro strumenti di forma rettangolare che incorpora l’orologio elettrico a led verdi, il tachimetro a tamburo rotante (già utilizzato su GS, CX e GSA) con contachilometri totale e parziale, l’indicatore del carburante, le spie dei servizi e per la versione 16 TRS l’indicatore elettrico di livello olio motore ed il contagiri a led a sviluppo orizzontale. La strumentazione è affiancata simmetricamente da due gruppi piramidali, detti satelliti, che raggruppano tutti i comandi necessari ad azionare l’illuminazione, gli indicatori, i tergilavacristalli e lo sbrinatore.
Nel
1983 viene introdotta la motorizzazone diesel 1905 cc serie XUD da 65 CV negli allestimenti D e TRD dai consumi molto contenuti. Successivamente la gamma si amplia verso l’alto: nel 1984 fa la sua comparsa il propulsore 1905 cc a benzina da 105 CV sulla 19 GT equipaggiata anche con il servosterzo; viene anche introdotta l’opzione del cambio automatico per le “16”. L’anno seguente, 1985, è ricco di novità: la trasmissione automatica diventa disponibile anche per le diesel, entrano a listino sia la nuova versione base, chiamata “Leader”, sia il nuovo top di gamma, la BX SPORT con motore 1905 due carburatori e 125 CV di potenza massima, quest’ultima dotata di strumentazione tradizionale con quadranti a lancette, parafanghi allargati e paraurti specifici ma le vere novità devono ancora venire. A luglio è presentata la versione con carrozzeria break realizzata da Heuliez, più lunga della berlina di 7 centimetri, a settembre è la volta della variante Digit della 19 GT, equipaggiata con una strumentazione completamente digitale, autoradio con riproduttore di cassette e chiusura centralizzata con telecomando. L’apice si raggiunge a novembre con la realizzazione della BX 4TC a trazione integrale studiata appositamente per le competizioni e costruita anche in 200 esemplari da strada per ottenerne l’omologazione FISA. Il propulsore è un blocco da 2141 cc con turbocompressore Garrett, intercooler, iniezione Bosch K-Jetronic da 200 CV. Riconoscibilissima a prima vista per la fanaleria maggiorata, le carreggiate allargate ed il vistoso alettone posteriore.
La seconda serie
Nel luglio del
1986 la BX viene rinnovata sia dentro che fuori. Esternamente si notano gli indicatori di direzione anteriori di colore bianco della medesima altezza dei gruppi ottici, i ripetitori laterali più piccoli di forma quadra, gli specchi retrovisori con snodo a mantice, i copricerchi di nuovo disegno e nuovi piccoli dettagli di rifinitura. Internamente si trovano le vere differenze: viene montato un nuovo cruscotto dalla linea più classica con la sezione centrale che incorpora i comandi di climatizzazione azionati da manopole anziché da levette, un volante con razza più larga, la strumentazione diviene con quadranti tradizionali a lancette per tutte le versioni ed i satelliti cedono il posto a due convenzionali comandi a leva. Lo stesso anno vede anche la sostituzione della SPORT con la 19 GTI di eguale cilindrata e potenza ma alimentata ad iniezione elettronica con una finitura estetica paragonabile alla "GT".
Nel
1987 viene superato il milione di esemplari prodotti. La gamma è in continua evoluzione infatti a luglio viene presentata una nuova versione sportiva ovvero la GTI 16S, dove “S” sta per soupapes, valvole in francese, equipaggiata con il 1905 cc serie XU9J4 16 valvole da 160 CV ed una velocità massima di circa 220 Km/h. Questo è il primo motore C'è stato pochi anni prima anche il motore XU8T della 205 T16, che però è stata commercializzata in serie limitata. Intanto, la “Leader” che doveva essere un’edizione limitata della Serie 1, a dicembre, viene proposta sul mercato per la quinta ed ultima volta, a testimonianza del favore di pubblico che ha incontrato tale versione nel corso degli anni. L’anno successivo, 1988, la gamma diesel si arricchisce della motorizzazione turbocompressa da 1769 cc con 90 CV che fa registrare consumi inferiori rispetto alle versioni aspirate da 1,9 litri.
Nel secondo semestre dell’anno compare la “Olympique” equipaggiata con il nuovo motore serie TU 1360 cc da 72 CV (come il precedente XY) dotato di un nuovo cambio separato tipo MA con 5 rapporti (4 sulla versione base); tale dotazione meccanica viene estesa a tutte le “14”. Continuando con le versioni speciali abbiamo la “16 GTI” per il mercato italiano dotata della completa finitura GTI e del propulsore 1580 cc con 113 CV alimentato dall’iniezione Bosch K-Jetronic.
Nel
1989 si ha un’altra innovazione, la nascita delle versioni di serie a 4 ruote motrici abbinate al propulsore da 1,9 litri. Di fatto non è una novità assoluta in casa BX, dato che tale configurazione aveva fatto capolino con la “4TC” ma questa volta il sistema è studiato per l’uso quotidiano. A marzo viene commercializzata la versione speciale “Tonic” con motore 1,6 litri ed interni in velluto tipo GTI, contemporaneamente vengono modificate le sigle identificative degli allestimenti: in linea di massima viene aggiunta la lettera “T”, la “R” viene sostituita con “G” e la combinazione “TR” diventa “TZ”. Viene intanto presentata una versione a tiratura limitata di 1000 esemplari basata sulla meccanica diesel da 1,7 litri: è la “Vantage” dal prezzo di acquisto particolarmente conveniente. Dopo l’estate viene effettuato l’ultimo ritocco estetico: i gruppi ottici posteriori diventano bruniti e vengono montati copricerchi di nuovo disegno. La 4x4 diviene disponibile con alimentazione ad iniezione e dispositivo ABS di serie. Il 1990 è ricco di serie personalizzate: per citarne alcune abbiamo la “Calanque”, equipaggiata da motore 1,1 litri della BX base caratterizzata dalla verniciatura integrale di colore bianco con strisce e scritte identificative lungo le fiancate, la “Image” e la “Millesime”, che beneficiano dei sedili e della finitura esterna paragonabile alla GTI. Da ultimo, non per importanza, la trazione integrale viene estesa alla motorizzazione diesel 1,9 litri. Dal 1991 la gamma comincia ad essere ridotta, le versioni di minore cilindrata sono le prime ad uscire dal listino ma per contro, viene introdotta un’ulteriore versione personalizzata, la “Ourane” turbo diesel, con climatizzatore ed ABS di serie.
Nel
1992 esce dal listino la diesel 4x4 e la "Millesime” sostituisce le “TZS” da 1,6 e 1,9 litri. Il 1993 è l’ultimo anno ufficiale della produzione delle berline, a febbraio esce sul mercato la BX “Cottage”. A dicembre viene fermata la produzione delle berline, quando i primi esemplari della Citroën Xantia, modello che sostituisce la BX,[1] sono già sulle strade. Nel 1994 termina anche la produzione delle break ed in Italia si ha l’ultimo “colpo di coda”, probabilmente per facilitare la vendita delle ultime berline disponibili, e viene lanciata la BX “Fiorello”. Le ultime break vengono vendute nel 1996.

giovedì 21 gennaio 2010

Il mito dei giovani anni 80!!!


Genesi e sviluppo
Durante la seconda metà degli anni '80, l'Opel Manta B, coupé di fascia medio-alta in listino fin dal 1975, stava rapidamente perdendo clienti ed i suoi dati di vendita stavano vertiginosamente precipitando. Inoltre il mercato giapponese stava cominciando ad invadere l'Europa con le sue coupé (Toyota Celica per prima). Era chiaro che una vettura del genere, il cui progetto risale alla prima metà degli anni '70 non poteva più essere competitiva: i 13 anni in cui è rimasta in listino hanno visto la concorrenza farsi molto più agguerrita e la Manta ha finito per diventare la meno appetibile del gruppo, anche a causa di motorizzazioni, come la 1.3, tutt'altro che sportive.Era necessario, quindi, voltare decisamente pagina e iniziare a pensare ad una coupé completamente nuova, sotto tutti i punti di vista, anzi, doveva proporre anche un design all'avanguardia, per far capire al mondo che l'Opel non aveva affatto esaurito le sue carte nel campo delle sportive stradali.Come base si scelse quella della Vectra, la berlina sostituta della Ascona il cui lancio non era ancora avvenuto, ma era in ogni caso imminente. Il design della carrozzeria fu affidata a Wayne Cherry, che in quel periodo si stava occupando anche della stessa Vectra. Cherry impostò lo studio della carrozzeria del nuovo modello alla galleria del vento, per ottenere una linea molto profilata. Anche per quanto riguardava la gamma motoristica, la nuova vettura doveva rompere con un passato fatto di motorizzazioni piccole, poco potenti e quindi anche poco attraenti dal punto di vista commerciale. Senza nessun compromesso, si scelse di prendere come motorizzazione base un 2 litri da 115 CV. Nel 1989, la nuova vettura era pronta al debutto.
Nascita ed evoluzione
Presentata al Salone dell'automobile di Francoforte nel settembre 1989 con il nome di Calibra, si mostra subito elegante e spaziosa, dotata di una tecnologia avanzata. Stupisce per l'incredibile cx di 0.26 della versione base, per la carrozzeria assai profilata e per il frontale dotato di avveniristici gruppi ottici sottili, rettangolari ed a sviluppo orizzontale.Sul mercato italiano arriverà alcuni mesi dopo, nel giugno 1990. La produzione venne divisa tra gli stabilimenti tedeschi di Rüsselsheim e quelli finlandesi di Uusikaupunki, appartenenti alla gruppo General Motors, e quindi anche alla Opel.La gamma iniziale della Calibra era semplificata e comprendeva solo due versioni, ma era molto efficace: come già accennato, la motorizzazione di base era un 2 litri a due valvole per cilindro da 115 CV. L'altra versione montava sempre un 2 litri, ma con distribuzione a 4 valvole pr cilindro. Tutti i motori erano ad iniezione e dotati di catalizzatore. Già 29.431 esemplari furono venduti solamente nel primo anno di produzione. Nel 1991 vengono prodotte 97.433 vetture e nello stesso anno viene proposta un'evoluzione dotata di un motore turbocompresso in grado di sviluppare 150 kW (204 CV), cambio a 6 marce (con sesta di potenza) e 4 ruote motrici. Il motore che la equipaggia, il C20LET, è direttamente derivato dalla versione 2.0 16v aspirata, il C20XE, in grado di sviluppare 110kW (150 CV). Nasce così la Calibra 2.0 16V Turbo 4x4, dotata di prestazioni di assoluto rilievo.Nonostante il mercato giapponese stesse proponendo sempre più modelli anch'essi molto accattivanti (oltre alla Celica, furono introdotti anche la Mitsubishi Eclipse, la Honda Prelude e la Nissan 200SX), la Calibra non sembrò accusare di molto la concorrenza e continuò a raccogliere consensi. Nel mercato italiano l'unica spina nel fianco della Calibra era rappresentata dalla Fiat Coupé, anch'essa un buon successo commerciale.
Nel 1993 viene introdotta una nuova versione della Calibra denominata Color Edition; si distingue per le nuove tinte, dotata di interni in pelle lussuosa nera o beige e una nuova gamma di cerchi in lega a cinque raggi. Nel 1994 tutta la gamma beneficia di un lieve restyling: per l'occasione viene installato sulla vettura un V6 da 2,5 litri capace di erogare una potenza di 125 kW (170 CV). Si apre così l'era dei motori ecotec, che si contraddistinguono per un livello di inquinamento inferiore alle precedenti motorizzazioni, anche se meno prestanti. Viene messo sul mercato il nuovo modello 2.0i 16v con motore X20XEV che sviluppa 100 Kw (136 cv) rimpiazzando la versione precedente (2.0i 16v da 110 kW -150 CV-). Il motore turbocompresso rimane invariato, ma viene rinominato "ecotec" per motivi commerciali. La produzione dell'Opel Calibra termina nel 1997 con un ammontare di 238.647 esemplari prodotti, Opel dovette addirittura riprendere una produzione supplementare in Finlandia per soddisfare la domanda. La produzione ebbe fine nell'estate dello stesso anno.
Caratteristiche
L'Opel Calibra si distingueva dagli altri modelli sportivi sul mercato grazie alla sua linea innovativa e filante, l'opportunità di ospitare 4 passeggeri e la capacità di 300 litri del bagagliaio. La silhouette della Opel Calibra era frutto di una minuziosissima ricerca in galleria del vento (oltre 4000 ore di test). Grazie ad un così elevato grado di penetrazione aerodinamica, le prestazioni, soprattutto velocistiche, erano di primo livello. Già la motorizzazione d'ingresso permetteva alla coupé tedesca di oltrepassare i 205km/h. La 16v arrivava a ben 227km/h effettivi e la Turbo 4X4, forte di 204cv, sfiorava i 250km/h. Dotata in seguito dei nuovi motori Ecotec da 136 e 170cv, la Calibra restyling raggiungeva i 215 ed i 235 km/h. Nonostante un progetto risalente a fine anni Ottanta, la Calibra rimane tuttora una coupé affascinante grazie alla linea moderna ed affascinante, in grado di calamitare ancora lo sguardo dei passanti. Praticamente fu l'ultimo coupé di questa classe di grandezza prodotto dalla casa tedesca per molti anni, la Opel Tigra appartiene infatti ad un segmento inferiore. Per dimensioni la Opel Astra Coupé (derivata dalla 2° serie della berlina omonima) si potrebbe collocare come sostituta, ma solo diversi anni dopo e solo sotto alcuni punti di vista, essendo anche l'Astra di fascia inferiore.
La Calibra nel mondo e nello spettacolo
Come è stato per altri modelli Opel, anche la Calibra venne marchiata da altre aziende del gruppo General Motors ed è stata quindi venduta anche come Vauxhall Calibra, Holden Calibra e Chevrolet Calibra.La Calibra ha avuto una sua carriera sportiva non priva di grandi soddisfazioni. Le competizioni a cui ha partecipato furono svariate, ma quella più degna di nota fra tutte è stata il DTM tedesco, competizione in cui nel 1994 la Calibra del Team Rosberg si piazzò al terzo posto, pilotata da Klaus Ludwig, mentre due anni più tardi, nel 1996, la nuova e più potente V6 4x4 da 500 CV si afferma con nuove vittorie, sempre nel DTM. Alla fine della stagione Manuel Reuter diviene campione nei piloti e Opel nei costruttori.Infine, la Calibra è stata utilizzata anche in alcune pellicole cinematografiche e compare persino in alcuni videogiochi.

mercoledì 20 gennaio 2010

Piace a Pochi!!! a voi???


Volvo 850!!!! Auto Svedese..La Volvo 850 è un modello di automobile costruito dalla casa automobilistica Volvo, appartenente al segmento delle berline di lusso di livello intermedio e generose dimensioni, ed era disponibile anche con carrozzeria station wagon. È stata prodotta dal 1992 al 1996, anno in cui è stata oggetto di un lieve restyling e della ridenominazione in S70 e V70.
È nota tra i cultori del marchio per essere stata la prima delle grandi autovetture Volvo ad avere motore trasversale e trazione anteriore, segnando una piccola rivoluzione. La 850 ha anche segnato il debutto del motore a 5 cilindri in linea interamente in alluminio che ancora oggi equipaggia gran parte delle autovetture Volvo, anche nella versione alimentata a gasolio.
Durante la sua produzione è stato l'avvio della sigle "t" riferito alla vetture turbo con caratteristiche prestazionali elevate, oltre 100 cv litro, ma le versioni più potenti sono state le R di aspetto particolarmente sportivo e potenze ancora più elevate.
Dal punto di vista della sicurezza la Volvo 850 è stata a prima vettura Volvo ad avere di serie il sistema di protezione contro il colpo di frusta denominato WHIPS.

Cosa ne pensate di questa??

Lancia Thema 3.32 ferrari...Prima serie (1984-88)
La carrozzeria era la classica 3 volumi, con le 3 parti equilibratissime fra loro, frontale e coda imponenti ma sportivi, come si addiceva al segmento, ottima abitabilità e qualità delle finiture, un particolare che piacque molto erano i finestrini a filo con la carrozzeria bordati da una cornice cromata che li facevano assomigliare a quelli di una vetrina di preziosi. La Thema fu sicuramente la meglio riuscita delle 4 sorelle costruite sullo stesso pianale, figlie del progetto TIPO4 (Fiat Croma, Saab 9000 e in seguito anche Alfa Romeo 164) con le quali condivideva molta componentistica e parti dei lamierati della scocca come le porte che erano le stesse della Fiat Croma e della Saab 9000. Nuove tecniche di saldatura e lavorazione delle lamiere permisero di realizzare portiere avvolgenti ed evitare particolari antiestetici come il gocciolatoi, oltre che ottenere grande pulizia stilistica e un cx 0.32 di tutto rispetto. A stonare erano forse solo le ruote da 14 pollici, troppo piccole in rapporto alla carrozzeria. Internamente era realizzata con materiali di alta qualità come il velluto e l'Alcantara ma non solo, perché la Thema fu la prima automobile ad essere arricchita da interni rivestiti della famosa pelle Poltrona Frau. Poteva essere dotata di ogni comfort dell'epoca, compresi i sedili (anteriori e posteriori) regolabili e riscaldabili elettricamente che in futuro avrebbero avuto anche 3 memorie di posizione, telefono veicolare integrato nel poggiabraccio, sospensioni a smorzamento controllato AUTO/SPORT (accessorio di serie solo nella versione 8.32 e nella seconda serie anche per allestimento LX) e due tipi di impianti di climatizzazione automatici. Il primo, l'"automatic heating system", eredità di precedente componentistica (con grafica a diodi elettroluminescenti verdi, non in grado di raffreddare l'aria) e il secondo, quello che equipaggiò quasi tutte le Thema, moltissime Croma, altrettante 164 e 9000, che si distingue fino ai giorni nostri per la grande semplicità d'uso, raffinatezza tecnica ed efficienza termica, l'"Automatic Climate System", realizzato con componenti Veglia-Borletti e Bosch come il quadro di comando con display luminoso per impostare la temperatura e led per indicare lo stato della potenza e distribuzione dei flussi d'aria impostabili anche manualmente. La Thema ottenne un grande successo in Italia: fu l'icona dell'auto blu e un consolidato status-symbol per un decennio, ambita da rampanti ed affermati, si distinse quale auto di grande comfort unito a inaspettate prestazioni, dotata di motori ad iniezione elettronica, aspirati e sovralimentati tecnologicamente superiori a molta della concorrenza, basti pensare che la Thema turbodiesel era l'auto a gasolio più veloce del mondo quando uscì. La gamma dei motori della Thema I serie prevedeva un 2.0 i.e. 8v aspirato da 120cv, derivato dalla versione di 1.6 litri portando la corsa a 92mm del bialbero Lampredi (dal nome dell'ex progettista Ferrari che realizzò il primo motore Fiat con distribuzione ad alberi a camme in testa). Pochissimi sanno che, in verità, furono immesse sul mercato poche decine di unità dotate del "piccolo" motore di 1.585 cm3 da 105 CV utilizzato anche dalla sorella minore Prisma; questa introduzione fu una specie di "carotaggio" per saggiare le potenzialità della cilindrata ridotta presso il pubblico ma venne presto abbandonata per lo scarsissimo interesse e soprattutto per non declassare la Thema e non far concorrenza alla cugina Croma che aveva in gamma lo stesso propulsore ma con 86 CV di potenza. Lo stesso generoso 2.0 (1995cc) in versione sovralimentata con una turbina Garrett T3 ed overboost erogava ben 165cv, potenza degna di cilindrate (e tasse) ben maggiori, con accelerazioni brucianti (0-100km/h in 7,3 secondi, 1km con partenza da fermo in 28 secondi, valori eccezionali ancora oggi per un 2.000cc) e facendo sfrecciare la "Thema i.e. turbo" a 218km/h e nei sogni degli automobilisti. Vigeva infatti l'ordinamento fiscale che penalizzava quali beni di lusso le automobili sopra i 2 litri di cilindrata; è in questo senso inquadrabile lo scarso successo in Italia delle Thema 6 cilindri di 2.8 litri alimentato a Iniezione Meccanica Bosch K-Jetronic (2.849cc) della I serie riconoscibile per la targhetta "6V": motore realizzato da Peugeot Renault e Volvo (Motore PRV). È la stessa unità propulsiva che all'epoca equipaggiava la celebre De Lorean DMC-12, Volvo della serie 700 e Renault 25 ed Espace) erogante 150cv che vantava quale grande pregio grande affidabilità a fronte di un rendimento sottotono. Grande successo ebbe il 2.5 turbodiesel S, da 100cv, unità moderna e affidabile, consentiva alla Thema una velocità di punta di 185km/h in gran comfort ed economia; divenendo la preferita dei grandi divoratori di chilometri. Nel 1986 Lancia presentò la Thema Station Wagon, giardinetta di lusso disponibile unicamente in versione i.e turbo e turbo ds e realizzata negli stabilimenti della Pininfarina a Grugliasco destinati a piccoli numeri di vendita. Ottenne un buon successo di vendite e critica, divenne fenomeno di costume e consegnò l'immagine del prestigio automobilistico alle Station Wagon, precedentemente relegate ad auto prettamente professionali, grazie anche all'elegante posteriore disegnato da Pininfarina di cui porta firma nel raccordo fra montante posteriore e portellone.
Thema 8.32
Nel maggio 1986 venne presentata la versione 8.32 denominazione che indicava il numero dei cilindri, 8, e delle valvole, 32 del potente motore capace di erogare 215 cv di stretta derivazione Ferrari 308 che la rese l'auto a trazione anteriore più potente del mondo. Da ciò il nomignolo affibbiato di Thema-Ferrari. Il motore dovette subire numerose modifiche per permetterne l'inserimento nel cofano della vettura. La 8.32 aveva interni sfarzosi per l'epoca, rivestiti interamente di radica, pelle Poltrona Frau e/o Alcantara, in modo tale che la mano del cliente non potesse toccar altro che materiali pregiati. Esclusive e distintive pure le dotazioni, dai poggiatesta posteriori a scomparsa automatica - dalla seconda serie (si sollevano se dei sensori posti sotto i sedili posteriori rilevano un peso di almeno 20 Kg), alle sospensioni elettroniche con taratura automatica o sportiva selezionabili dal conducente alla plancia (sempre nella seconda serie), classica e sportiva insieme, realizzata con strumenti analogici montati su un pannello di vera radica e bocchette in stile Ferrari, all'alettone posteriore a scomparsa nel baule attivabile tramite la rotazione della leva di comando del tergicristalli. Ne vennero prodotti fra I e II serie circa 5.000 esemplari di cui una serie speciale numerata di 32 di prima e 32 di seconda serie color Rosso Ferrari. Ne fu anche realizzato un unico esemplare in versione Station Wagon destinato all'Avvocato Agnelli, di colore argento Nürburgring e interni in pelle blu (non disponibili sulla berlina). I colori disponibili erano il diffusissimo amaranto metallizzato (colore di lancio), nero metallizzato, blu elettrico metallizzato, argento (raro) e verde metallizzato (il meno diffuso) oltre alla serie speciale rosso Ferrari. Le tonalità degli interni in pelle erano 3: nero, beige e cuoio scuro. Con questo modello Lancia si confronta con l'agguerrita concorrenza straniera che ha sul mercato vetture come BMW M5,la Mercedes-Benz 500E e la 190E 2.3 16V

Seconda serie (1988-92)
La Thema II serie, presentata al salone di Parigi del Settembre 1988 e prodotta fino al 1992 fu la serie di maggior successo della berlina torinese. Presentava internamente estesi rivestimenti in lamina di legno vero a poro aperto sui corriporta e sulla plancia, rivisti pulsanti ed interruttori, presentava esternamente i fari anteriori divisi orizzontalmente, nella parte inferiore di colore bruno prendevano posto gli indicatori di direzione, gli specchi retrovisori esterni nelle versioni più potenti o come optional erano elettrici e di nuovo disegno con un solo supporto alla base. Debuttarono su questa serie i motori a 16v, il 2.0 i.e. 16v erogava 147cv,sufficienti a farle raggiungere la velocità di 210km/h e a farla scattare da 0 a 100 in 9"2; il turbo 16v, di stretta parentela con nientemeno che il glorioso propulsore della Delta Integrale spingeva la Thema, coi suoi 181cv , a 220km/h e da 0 a 100 in appena 7 secondi. Il 2.8 V6 venne modificato nel sistema d'alimentazione (ora a iniezione elettronica) e la potenza scese a 147 CV col catalizzatore. La 2.5 "turbo ds" raggiunse i 118cv con velocità di punta di 195km/h, stessa velocità del 2.0 i.e. (8v) che rimase a listino in italia (fino al 1991)depotenziato a 117cv, continuerà però ad essere disponibile ancora all' estero anche sulla 3° serie. Anello di congiunzione verso la terza serie è la seconda serie LX che prende dalla terza la mascherina con linee verticali cromate e la scritta "turbo 16V LX" come identificativo dell'allestimento. Si differenzia dalla LX terza serie oltre che per le parti sotto descritte anche per il volante a quattro razze sempre rivestito in pelle.
Terza serie (1992-94)
Al Salone dell'Auto di Parigi del Settembre 1992 debuttò la Thema III serie, ultimo restyling per l'ammiraglia Lancia che nonostante gli 8 anni di gloriosa carriera tenne ancora bene il mercato, per lo più quello italiano. Le modifiche non sono solo estetiche ma anche sostanziali. Fuori nuovi scudi paraurti consentono alla vettura di non subire danni in urti fino ad 8km/h, è eliminata la scalfatura dal cofano posteriore, ora liscio. Tutte le cromature sono brunite e l'auto è dotata di serie in tutta la gamma degli specchi retrovisori ad un solo supporto, del retrovisore interno elettrocromico, delle doppie tendine posteriori, dei cristalli atermici Solextra dello SpeedLimit e sospensioni con ammortizzatori lamellari . Vengono rivisti tutte le connessioni dell'impianto elettrico ora con doppio blocco antisfilamento (secondary lock) ad evitare falsi contatti e noie agli utilizzatori. I motori vengono aggiornati alle normative antinquinamento Europee (91/441 - Euro1). Viene mantenuto a listino (non per il mercato italiano)il 2.0 ie 8v rimane il motore d'accesso alla gamma. Il 2.0 16v raggiunge 152cv con 18.1kgm di coppia grazie al V.I.S. sistema di condotti d'aspirazione a lunghezza variabile. Il turbo 16v passa a 205cv e 30.4kgm di coppia con overboost a 2 livelli per un'erogazione più regolare consentendo una velocità massima di 230km/h e uno scatto da 0 a 100km/h in soli 7.2 secondi. Il famoso Alfa Romeo V6 Busso con cilindrata di 3 litri distribuzione a 12 valvole e potenza di 175cv (25kgm) sostituisce l'assetato 2.8 PRV. Il 2.5 turbodiesel è "ecodiesel" sostanzialmente invariato ai suoi 116cv ma più ecologico, con catalizzatore ossidante e valvola EGR. Gli allestimenti si articolano in "base" , LE (line executive) LS (line style) ed LX. Le turbo 16v e 3.0 V6 sono prodotte a partire dall'allestimento LS e sono le uniche a poter disporre dell'allestimento LX che rappresenta con un notevole scarto sul listino (62 contro i 48 milioni di Lire dell'LS su una turbo 16v) il top della produzione del gruppo Fiat configurandosi come l'erede della Thema 8.32 il cui motore non poteva più essere aggiornato alle normative antinquinamento vigenti. La Thema Lx comprende finiture analoghe alla 8.32, quindi plancia ed arredi interni interamente rivestiti in pelle e rifiniti in radica di rosa africana, sedili e pannelli sono disponibili in alcantara grigio o pelle Poltrona Frau nera a richiesta insieme a cruise-control e tetto apribile elettrico in cristallo, a completare una dotazione di serie da superammiraglia.